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Medicina nel diciottesimo secolo

La mortalità nella seconda metà del 18° secolo nelle città europee era quattro volte più alta che ai giorni nostri. Vienna, con una popolazione di circa 270.000 persone, aveva un tasso di mortalità del 43 per mille. Il principale motivo era il largo numero di malattie presenti al tempo, come il vaiolo, il tifo, la scarlattina e, nei bambini, la diarrea. Inoltre, infezioni croniche come la tubercolosi e la sifilide aumentavano il numero di morti.

L’aspettativa di vita nella seconda metà del 18° secolo, specialmente nelle città, era di 32 anni. La ragione principale era l’alto tasso di mortalità infantile. Negli anni dal 1762 al 1776 il tasso medio di mortalità di bambini al di sotto dei 2 anni era del 49% e almeno il 62% dei bambini morivano entro il quinto anno. La causa principale era la diarrea dovuta ad un pessimo stato d’igiene e da inadeguata nutrizione infantile.

L’allattamento al seno da parte delle madri non era popolare, così le donne appartenenti alla classe media e nobile facevano ricorso a nutrici per i propri figli, le quali appartenevano alle classe meno abbienti e, spesso, erano portatrici esse stesse, di malattie.

Un altro metodo utilizzato erano le pappe, costituite da pane bollito in acqua o birra con l’aggiunta di zucchero.
Mozart possedeva errate nozioni a riguardo, come testimonia una lettera scritta al padre nel giugno 1783 in occasione della nascita del primo figlio, Raimund Leopold, nella quale s evidenzia come fosse contrario all’allattamento al seno e che avrebbe voluto che il bambino fosse nutrito solo a pappe, come fu per lui e per sua sorella. Fortunatamente, cedette alle insistenze della suocera, ed il figlio fu affidato alle cure di una nutrice, anche se, purtroppo, non servì a molto, in quanto il piccino visse solo 4 settimane.

Le terapie utilizzate all’epoca erano scarsamente efficaci. Guadualmente, le nozioni derivanti dalla medicina medievale venivano scartate, ma al loro posto esistevano poche alternative. Ad esempio, il chinino, sotto forma di corteccia peruviana era usato contro la malaria; l’oppio era l’unico analgesico conosciuto, mentre il mercurio veniva utilizzato contro la sifilide. La digitale non venne conosciuta fino alla fine del secolo. Inoltre, era ancora in voga la teoria umorale della malattia che prevedeva l’asporto di fluidi corporei al fine di espellere gli umori cattivi e ripristinare quindi l’equilibrio. Quindi, si utilizzavano largamente emetici, lassativi, clisteri e salassi.

Data la scarsità di risultati della medicina ufficiale, i rimedi faidatè erano largamente utilizzati, e la famiglia Mozart non ne era affatto esente. 

Ecco una tabella dei medicamenti utilizzati:
  1. Polvere margravia (carbonato di magnesio, vischio, ecc.).  Originariamente prodotta dal chimico berlinese Andreas Margraff (1709-1782)
  2. Polvere nera, detta anche Pulvis Epilepticus Niger (semi di crotone, scammonea, peonia, prodotti animali, ecc.). Di gran lunga il rimedio più utilizzato dato che conteneva dei forti lassativi. Veniva impiegata contro l’epilessia, dato che conteneva anche vermi da terra essiccati.
  3. Té alla scabiosa
  4. Radice di rabarbaro
  5. Té alla bacca di sambuco
  6. Unguento bianco (strutto, biacca)
  7. Pillole anti gotta (alga cotte o spugna)